
Santa Croce in Gerusalemme (lat. Sanctae Crucis in Hierusalem), è una delle sette chiese di Roma che i pellegrini dovevano visitare a piedi in un giorno intero. Nel XVI secolo la tradizione fu rivitalizzata da San Filippo Neri.
Fu edificata nel luogo dove erano i palazzi dell'Imperatrice Elena, la madre di Costantino I, presso il Laterano. Vi erano conservate, secondo le fonti contemporanee, le reliquie della croce.
La chiesa si trova a poco meno di 1 km ad est del Laterano, sulle Mura Aureliane. Fu ricavata dal Palazzo Sessoriano, che risaliva al III secolo e che era stato la dimora degli ultimi imperatori. Una sala di questo palazzo, lunga 36,5 m e larga 21,8 m fu adattata nel 350 a chiesa.
Sotto Papa Lucio II, nel XII secolo, la chiesa fu restaurata e più tardi dotata, come dimostrazione di potere, di una torre. Durante il Rinascimento ed il Barocco (XV - XVIII secolo) furono apportate altre modifiche, che distrussero completamente l'aspetto originario della chiesa. In particolare va segnalata la ristrutturazione barocca, commissionata da Benedetto XIV a Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini (1740-1758), autori della bella facciata e dell'atrio ovale, una delle ultime detrivazioni architettoniche da Borromini prima dell'avvento del neoclassico. Attualmente parte degli affreschi originari del vecchio edificio sono custoditi nel Museo.
Dall'inizio del XII secolo fino al XVI secolo alla chiesa era annesso un convento di certosini.
Annesso al convento e ricavato tra le mura e l'anfiteatro Castrense, papa Sisto IV nel 1476 ricostruì l'Oratorio di Santa Maria del Buonaiuto, che sorgeva originariamente a metà strada fra Santa Croce e San Giovanni. Il popolo lo chiamava Santa Maria de Spazzolaria per il fatto che il sagrestano raccoglieva (spazzolava) gli oboli lasciati per la chiesa, e così si manteneva.
La basilica di Santa Croce (citata spesso, nel medioevo, semplicemente come Jerusalem) fu dichiarata Titolo presbiterale da Papa Gregorio Magno.